Governare con la febbriciattola - Tecniche per il rilancio
La crescita che non c’è frena l’azione dei prof.
Stasera Mario Monti tornerà a incontrare i leader dei tre partiti che sostengono il governo tecnico per parlare di sviluppo. Sono passati poco più di quattro mesi dal “vertice del tunnel” di fine novembre che si tenne in segreto con i tre leader di partito, e a far notizia ormai – più che la maggioranza tripartita o il decisionismo sfolgorante dei professori – è lo scenario completamente mutato, perfino rispetto a un paio di settimane fa. Oggi anche sulle materie economiche, ragione sociale per eccellenza di un governo che ha ottenuto un’investitura continentale, l’esecutivo pare in affanno. Leggi l'editoriale Un’agenda per la crescita
21 AGO 20

Stasera Mario Monti tornerà a incontrare i leader dei tre partiti che sostengono il governo tecnico per parlare di sviluppo. Sono passati poco più di quattro mesi dal “vertice del tunnel” di fine novembre che si tenne in segreto con i tre leader di partito, e a far notizia ormai – più che la maggioranza tripartita o il decisionismo sfolgorante dei professori – è lo scenario completamente mutato, perfino rispetto a un paio di settimane fa. Oggi anche sulle materie economiche, ragione sociale per eccellenza di un governo che ha ottenuto un’investitura continentale, l’esecutivo pare in affanno.
Tra gli osservatori c’è chi fa coincidere l’entrata nel “pantano” con l’eccessivo prolungarsi della “consultazione” con sindacati e Confindustria sulla riforma del mercato del lavoro. Nell’esecutivo, invece, si punta il dito sulla difficile congiuntura internazionale che continua ad avere ancora riflessi sui mercati: ieri lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi è rimasto poco sotto i 400 punti e i credit default swap (cds) della Spagna hanno toccato il primato dei 521 punti. Inoltre ci si inizia a preoccupare dell’effetto che l’avvicinarsi della campagna elettorale per le amministrative potrà avere sull’atteggiamento dei partiti sul governo. Il premier Monti spera che il dibattito sull’agenda per la crescita, invocata dalla stampa e agognata dall’opinione pubblica, possa servire a recuperare slancio. Ieri il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha detto che “al centro” dell’incontro di stasera avrebbe posto la questione dello sviluppo, ma il governo ha preceduto tutti, o almeno ha cercato di farlo.
Ieri mattina, prima del Consiglio dei ministri iniziato poco prima delle 18, a Palazzo Chigi si è tenuta una riunione tra premier e principali ministri – Corrado Passera (Sviluppo economico), Elsa Fornero (Lavoro), Vittorio Grilli (viceministro Economia), Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento) – incentrata proprio su quelle misure che servono a rilanciare il pil. Nessuna “ideona” o formula magica, aveva detto domenica l’ex banchiere Passera, piuttosto in cima all’agenda restano alcuni dossier che solo considerati assieme potranno avere un impatto sensibile. Dall’asta delle frequenze tv verranno risorse, certo, ma soprattutto l’impegno a recuperare il ritardo nella connessione a banda larga, è l’auspicio dell’esecutivo. Si parla anche di sbloccare altre opere pubbliche e di una delega di riforma sulle norme del settore; di riordinare gli incentivi alle imprese con un decreto legge che è stato consegnato a Palazzo Chigi, privilegiando le agevolazioni automatiche per ricerca e innovazione.
Inoltre già giovedì, da una riunione tra Passera e i rappresentanti dell’Abi, potrebbero venire annunci per sbloccare almeno una parte dei quasi 70 e passa miliardi di crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione; e sempre per quel giorno è annunciata la disponibilità dell’Abi a mettere in circolo almeno 5 miliardi di euro di quelli ricevuti dalla Bce con la richiesta, però, di un fondo di garanzia statale. Ma sul fondo mugugnano i tecnici del ministero dello Sviluppo e, si dice, anche lo stesso ex banchiere. Nell’esecutivo si scorge ormai una simbiosi progettuale e operativa tra i ministri non prof: è il caso in particolare di Passera e di Grilli; un riferimento indiretto, e critico, all’opera svolta sul lavoro da Elsa Fornero, da Giarda sulla spending review che langue e su un raccordo governo-Parlamento non ancora fluido. Questo non significa che allo Sviluppo si abbia una sintonia con la Ragioneria generale dello stato, anzi. Ma c’è una fattiva collaborazione tra Tesoro e Sviluppo sui maggiori dossier allo studio.
Le difficoltà, comunque, non mancano. Ieri il Consiglio dei ministri non ha approvato né il Def (Documento di economia e finanza) né il Pnr (Programma nazionale di riforma): “Ma i nostri conti sono in ordine. Nessuna nuova manovra in vista”, ha assicurato ieri Grilli. Invece è stata approvata la delega fiscale, da tempo in cantiere al ministero dell’Economia sotto le cure del sottosegretario Vieri Ceriani. Nessuna riduzione della pressione tributaria: “Niente oneri per lo stato”, è infatti scritto. Si riforma il catasto e si prevede una diversa tassazione ambientale (verso la carbon tax). E’ previsto un fondo in cui le maggiori risorse derivanti dalla lotta all’evasione serviranno per gli sgravi fiscali a favore dei redditi bassi. L’obiettivo della lotta all’evasione è “restituire all’economia risorse aggiuntive”, ha spiegato Grilli. “L’impegno – ha aggiunto – è quello della verifica della lotta all’evasione e di restituire all’economia queste risorse aggiuntive quando saremo in grado di verificarle e quantificarle”.
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